Panchina: una storia antica per un oggetto immancabile nell’arredo urbano

Siamo abituati a vedere nei giardini pubblici o per i viali che si diramano tra le nostre città le panchine da arredo urbano. In pietra, in ghisa, in cemento o ancora in legno, esistono modelli per ogni costo ed esigenza. Con braccioli o senza, curve o piatte con o senza schienale nella scelta della panchina c’è veramente da essere imbarazzati. Ma quali sono le origini di questa seduta particolare?

Quando è nata la panchina?

In origine era una tavola stretta in legno che si appoggiava su due assi verticali: semplice e funzionale la panca veniva usata attorno al tavolo per mangiare o fuori all’aperto nelle aie dove i contadini rimanevano a veglia in estate.
Forse non lo sapete ma la panca è nata molto prima della sedia. Le prime panche erano senza schienale e costringevano a tenere una postura scomoda e innaturale, nonostante questo sono diventate di uso comune in tutta Europa per poi prendere piede anche in Asia. Le prime panche con schienale risalgono al rinascimento e sono di origine toscana. In questo periodo si parla di “Panche a Dossale”, delle panchine in pietra naturale molto vicine a quelle attuali, con la caratteristica di avere piedi scanalati e spalliera creata con piccole colonnine tornite.

Hanno origini francesi le panche “Banc”, simile alla panchina toscana, ma creata in legno. La panca Banc serviva per scaldarsi e veniva posizionata di fronte al focolare. La sua posizione non veniva mai cambiata, tanto che all’occorrenza era il tavolo a spostarsi vero la panca e non il contrario.

Nel corso dei secoli la forma delle panchine si è addolcita, il sedile si è fatto più largo, spesso sono presenti i braccioli e lo schienale. Nell’ampio catalogo prodotti di Europietre potrete trovare panchine in pietra con schienale angolato per il massimo comfort, oppure semplici panche senza braccioli ne schienale dalle gambe lavorate con maestria.

Vorremmo chiudere questo post con una citazione dal libro “Panchine” di Beppe Sebaste: «La panchina è un luogo di sosta, un’utopia realizzata. È vacanza a portata di mano. Sulle panchine si contempla lo spettacolo del mondo, si guarda senza essere visti e ci si dà il tempo di perdere il tempo, come leggere un romanzo.»

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